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Aragosta alla catalana, aragosta alla sarda e qualche fantasia in più

Ricette: Aragosta alla catalana, aragosta alla sarda e qualche fantasia in più.

Oggi vi proponiamo un piatto delicato, squisito, prezioso, ed alcune varianti che potete trovare nei vari ristoranti in Sardegna.
Tante sono le personalizzazioni che abbiamo visto e realizzato. Se cerchiamo la tradizione,  manteniamo la ricetta come in origine.  Cio’ non toglie che si possano creare alternative anche semplicemente per colorare il piatto, ad esempio con delle verdure crude o una semplice vinaigrette.

Partiamo da quella più diffusa: L’ aragosta alla Catalana.

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aragosta alla catalana

Ingredienti per Aragosta alla catalana, ricetta

• 1 aragosta femmina (750/1000 gr)
• 500g pomodorini oppure 2-3 pomodori maturi ma sodi

• 1 cipolla
• succo di limone
• olio
• sale.

PROCEDIMENTO Aragosta alla Catalana
Legate l’ aragosta e lessatela in acqua leggermente salata a bollore per circa 15 minuti (10 min ogni mezzo kg circa), sgocciolatela, tagliate la polpa a pezzettoni ricordandovi di togliere l’intestino che corre lungo la coda.
Create un letto con la cipolla tagliata ad anelli e i pomodorini(o pomodori) a spicchi condite con olio e limone. (per una emulsione piu’ corposa, unite abbondante olio e limone con un minipimer per circa 30/40 sec)
Fate marinare almeno un ora. servire fredda. (per un miglior risultato, io la lascio almeno 3 ore a marinare)

PROCEDIMENTO Aragosta alla Sarda

Legate l’ aragosta e lessatela in acqua leggermente salata a bollore per circa 15 minuti (10 min ogni mezzo kg circa), sgocciolatela, tagliate la polpa a pezzettoni ricordandovi di togliere l’intestino che corre lungo la coda.
Dalla testa estrarre il composto marrone e legarlo assieme ad olio, limone con un pizzico di sale( se l’aragosta è femmina con uova recuperarle ed unirle). Con una forchetta o un minipimer, amalgamare energicamente o frullare per 30 sec.
Unire il composto all’aragosta. Fate marinare per almeno un ora .servire fredda.

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VARIANTI:

PER dare maggior colore (variazioni sul tema non tipiche):
• 2-3 carote
• 1 piccolo radicchio
• 1 sedano bianco
• 1 cipolla
• 1 peperone rosso e 1 giallo
• 1 mazzetto di ravanelli.
PER LA VINAIGRETTE:
• 1/2 bicchiere d’olio
• 1 limone
• per chi vuole osare 1/2 cucchiaino di senape
• aceto bianco
• sale
• pepe

Per colorare il  piatto: tagliate a pezzetti del sedano, a metà dei pomodorini, a fettine sottili il cipollotto , la cipolla e le carote,  i peperoni puliti a listarelle, tagliate a fili sottilissimi il radicchio rosso che metterete alla base- letto , intagliate i ravanelli (se siete bravi decorateli), disponete tutto sul piatto da portata insieme all’aragosta e condite con la vinaigrette così preparata: in una ciotola emulsionate l’olio, l’aceto, il succo del limone, mezzo cucchiaino di senape, sale e pepe.

Da precisare che la vinaigrette di base è 2/3 olio e 1/3 aceto e limone emulsionata ed amalgamata alla perfezione. poi si può personalizzare secondo il proprio gusto.

ABBINAMENTO VINI:

non può che essere abbinata ad un ottimo vermentino di Sardegna. Is Argiolas cantine  Argiolas; Sciala Vermentino di Gallura Docg cantine Surrau; Branu Vermentino di Gallura Docg; Giogantinu vermentino di Gallura Docg; Jankara Docg, Vermentino di Gallura in purezza; Tuvaoes Cantine Cherchi; Karagnanj – Vermentino di Gallura D.O.C.G. – Cantina Tondini
Precisazione: il vermentino è un vitigno che si coltiva in tutta la Sardegna. Sono tutti Ottimi!. Il disciplinare tecnico  indica come Docg solo vini realizzati  da quello coltivato in Gallura. Per approfondire, Un articolo ben fatto lo trovate qui

Ma anche delle belle bollicine sarde: Torbato Brut Di Alghero Sella e Mosca; Filighe – Metodo Classico 2011 Millesimato, cantine Cherchi; Surrau Brut millesimato di Vermentino

Un cenno curioso alle origini – da un documento del 1789 conservato nell’archivio comunale di Bosa:
“Quando a Parigi scoppiava la rivoluzione c’era una cittadina, nella costa nord-occidentale della Sardegna adagiata sulle rive del fiume Temo, dove la regina Maria Antonietta avrebbe potuto pronunciare una frase del tipo: “Non hanno pane? Mangino aragosta!”, senza correre il rischio di perdere la testa. Perché davvero a Bosa c’è stato un tempo in cui l’aragosta era il cibo dei poveri, talvolta l’avanzo del pescato che i pescatori tenevano per sfamare se stessi e le loro famiglie. Lo apprendiamo da un interessante documento del 1789 conservato nell’archivio comunale di Bosa. Si tratta di un registro in cui un ufficiale dell’antica città regia di Bosa annotava scrupolosamente, tra le altre cose, il prezzo stabilito per la vendita degli alimenti. L’aragosta, oggi cibo di lusso per eccellenza, costava allora “chimbe cagliaresos sa libera”: era cioè più a buon mercato dell’anguilla, “s’ambidda frisca de su Riu”, che invece costava “noe cagliaresos sa libera”, e quanto “sa salpa”, oggi considerato un pesce di terza scelta. (tratto da Quando i poveri mangiavano aragosta…e parlavano in sardo….”
(Fonte Sestu Reloaded: http://unaltrasestu.com/2012/01/27/quando-i-poveri-mangiavano-aragosta-e-parlavano-in-sardo)

 

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